Freedom House presenta il suo rapporto sulla libertà di stampa. L'Italia governata dal "Popolo della Libertà", è declassata allo statuto di Paese "parzialmente libero". Siamo gli unici in Europa a retrocedere e l'ultimo tra i Paesi occidentali.

"La libertà di stampa declina globalmente in ogni regione. Per la prima volta Israele, Italia e Hong Kong perdono lo statuto di paesi liberi". E' il titolo del comunicato ufficiale, annunciato ieri e diffuso oggi sul sito di Freedom House, la "Casa della Libertà" americana, organizzazione indipendente fondata da Eleanor Roosvelt nel 1941 per difendere le libertà civili di fronte alla minaccia del totalitarismo.

Nella classifica dei 195 paesi valutati con punteggi che vanno da 0 "liberi" a 100 "non liberi", l'Italia occupa il 73° posto, con un punteggio di 32, che la colloca tra i paesi "parzialmente liberi". Si posiziona dunque abbondantemente dietro la Polonia e la Slovenia (49°), il Ghana e la Papua-Nuova Guinea (53°), le Isole di Capo Verde (60°), il Cile e la Grecia (63°). E' a pari merito con le Isole Tonga (73°), e poco avanti la Bulgaria (76°), il Botswana, Timor Est e il Montenegro (78°). Sopravanza, in Europa, solo paesi balcanici ed ex-sovietici: la Croazia (81°), la Serbia (83°), la Romania (92°), la Macedonia (98°), l'Albania (101°), l'Ucraina (115°), la Moldavia (148°), la Russia (174°) e la Bielorussia (188°). Chiudono la classifica la Corea del Nord (195°) e Cuba, accompagnate dalle nostre ex-colonie, la Libia e l'Eritrea (190°).

"L'Italia - recita il rapporto - è scivolata nella categoria dei paesi 'parzialmente liberi' per l'accresciuto ricorso ai tribunali e alle leggi sulla diffamazione allo scopo di limitare la libertà di parola, per l'aumentata intimidazione fisica ed extralegale dei giornalisti, sia da parte del crimine organizzato che dei gruppi di estrema destra, e infine per le inquietudini riguardanti la proprietà e l'influenza sui mezzi d'informazione. Il ritorno del magnate dei media Silvio Berlusconi a capo del governo ha risvegliato i timori per la concentrazione dei mezzi pubblici e privati nelle mani di un unico padrone". Non è in realtà la prima volta che, nella classifica di Freedom House, l'Italia perde il suo statuto di Paese libero (diversamente da quanto riferisce Repubblica): era già accaduto nel 2004, durante il secondo governo Berlusconi. La situazione era poi tornata a migliorare nel 2007, con il governo Prodi, mentre è nuovamente precipitata dopo le elezioni del 2008 (l'evoluzione è mostrata in una raccolta di carte storiche). Se ciò mostra che il problema principale è rappresentato appunto da Berlusconi, non deve però far ritenere che la sinistra sia esente da ogni complicità: basti in proprosito ricordare quanto dichiarò Luciano Violante nel suo celebre intervento alla Camera del 2003.

Vediamo ora come la libera stampa ha reagito alla notizia della mancata libertà di stampa. Ieri, il solo giornale online che l'ha anticipata, riprendendo tutto sommato in modo onesto il preannuncio diffuso da Freedom House, è stato, alle 22:57, il Corriere della Sera. Alle 11:29 di oggi, il giornale dei banchieri ha inoltre affidato al Mediablog di Marco Pratellesi il compito di raccogliere, con estrema prudenza, i commenti dei lettori: "Ma secondo voi il conflitto di interessi è un problema 'vecchio', come ha detto una volta il premier, oppure un nodo irrisolto della nostra democrazia?". Mah, chissà, chi può dirlo. Per fortuna i lettori non hanno tardato a dirlo molto chiaramente, spiegando ai giornalisti che cosa si deve intendere in italiano con le parole "libertà" e "democrazia". Sembra evidente, comunque, una certa volontà di Ferruccio De Bortoli, per conto delle banche, di smarcarsi dall'immagine internazionale di un'Italia fondata sull'alleanza tra mafiosi, fascisti e manipolatori mediatici: immagine che, con l'inizio dell'era Obama, deve aver smesso di giovare ai commerci.

Alle 14:21 la notizia esce sul blog di Beppe Grillo, mentre verso le 15:30 si sveglia Repubblica, con un articolo di Rosaria Amato il cui imperativo sembra essere: sdrammatizzare. Evidentemente assuefatta alle prudenze richieste dal regime, l'autrice esordisce così: "La libertà di stampa si sta riducendo in tutto il mondo, e l'Italia non è esente da questa forma di degrado". Eh sì, la notiziona era proprio questa: in tutto il mondo va male, non si può pretendere che in Italia vada meglio. Per fortuna i redattori si lasciano cogliere da un sussulto di coraggio e titolano: "Stampa, Freedom House declassa l'Italia. Non è più un Paese pienamente libero", piazzando la notizia in terza posizione, subito dopo il 1° Maggio. Nel Corriere la notizia è invece ancora in 11a posizione
, senza commenti (dopo gli ingorghi sull'autostrada e il delitto di Garlasco). Non ve n'è traccia sulla Stampa del Gruppo Fiat né ovviamente sul Giornale della famiglia Berlusconi.

Solo in serata l'Unità fa uscire un pezzo, che direi onesto ma non brillante, e che si distingue per il fatto di ricordare in chiusura le critiche mosse alla metodologia di Freedom House. Scovo anche un trafiletto sul Sole 24 Ore, il giornale economico della Confindustria diretto da Gianni Riotta. In questo caso l'articolo si caratterizza per un'apertura esageratamente pavida, sconfinante nel collaborazionismo: "Il 2008 ha visto la libertà di stampa diminuire in tutto il mondo, e anche Paesi di consolidata democrazia come Italia (l'unico in Europa) e Israele hanno imposto nuovi limiti ai media". Non si tratta, cioè, come il lettore potrebbe desumere dal rapporto, del controllo di un padrone sull'informazione del Paese, in balìa per il resto di mafiosi e fascisti. No: si tratta della scelta di una "consolidata democrazia" che ha voluto dotare i propri media di stimolanti "nuovi limiti". Insomma, erano anni che non aspettavamo altro: non se ne poteva più di tutta quella libertà di stampa.

7 Commenti a "Il Popolo della parziale Libertà di stampa"

  1. Lunobi

    L'Economist ha pubblicato "The berlusconisation of Italy", tradotto sul sito di Italia dall'Estero.

    Posted on 01 maggio 2009 21:28

     
  2. walter

    Seguo da un po' questo blog che trovo veramente ottimo nelle sue militanti analisi di linguistica politica. Ma questo post un po' mi delude per la sua ingenuità e per il suo togliersi da sé la terra su cui appoggia; un buon militante dovrebbe saper scegliere bene i mezzi di produzione del suo discorso. Appoggiarsi a qualcuno che si autonomina come il partito del Nostro (che comunque almeno declina al plurale la parola), bè, scusa, ma mi sembra proprio un autogol. Qui una breve storia, di parte ovviamente, della "casa della libertà" http://www.voltairenet.org/article30112.html

    Posted on 02 maggio 2009 10:20

     
  3. Lunobi

    Walter, grazie mille del link che proponi, che è molto interessante, anche se notoriamente il Réseau Voltaire rappresenta posizioni di un antiamericanismo estremo e pregiudiziale della cui utilità, in questa fase, mi permetto di dubitare.

    Io, da un lato, non credo di aver elogiato oltre misura la Freedom House (la quale - per inciso - non ha tratto il proprio nome da Berlusconi, figuriamoci, è avvenuto il contrario). Dall'altro, mi chiedo se l'antiamericanismo intransigente sia oggi politicamente utile, visto che gli USA si collocano ormai su posizioni più egualitarie e sociali dell'Europa, mentre l'Europa si attarda a scimmiottare gli USA di vent'anni fa.

    Nello specifico, poi, il fatto che un'istituzione radicalmente neoliberale e sicuramente anticomunista come Freedom House attacchi frontalmente i nostri governanti truffatori, fascisti e mafiosi, che si spacciano indebitamente per liberali, sputtanandone appunto l'evidentissima illiberalità, mi sembra di per sé un argomento ottimo, che riproporrei anche se venisse da George Bush in persona.

    Infatti io non scrivo questo blog per servire gli interessi di questo o di quel partito, né di questa o di quella verità politica ideale, valida per sempre e dovunque. Io lo scrivo per contribuire a che, oggi, gli italiani, partendo dalla tristissima posizione in cui sono, ritrovino il loro tradizionale buon senso e la loro proverbiale allegria, e si organizzino per situare l'attuale gruppo dirigente, opportunamente rovesciato, nella smagliante coreografia di una nuova Piazzale Loreto.

    Posted on 02 maggio 2009 12:38

     
  4. Anonimo

    http://www.sabinaguzzanti.it/

    Posted on 06 maggio 2009 00:18

     
  5. Lunobi

    Su ByoBlu la lista dei criteri adottati da Freedom House e un'intervista a Carlo Vulpio sulla libertà di stampa.

    Posted on 06 maggio 2009 12:55

     
  6. Lunobi

    Su Italia dall'Estero il rapporto 2009 sull'Italia di Reporters sans frontières.

    Posted on 06 maggio 2009 14:59

     
  7. francesca

    Lo scorso weekend un amico dall'Italia invece delle conserve di pummarola e la mozzarella mi ha portato dvd, libri e una preziosissima copia cartacea di la Repubblica (edizione del 30 aprile). Eravamo ancora in fase "veline" in lista alle europee (5 pagine). La notizia sulla cancellazione della norma di denunciare il racket era incorniciata nel box "il caso" (tipo: forse non tutti sanno che...) di fianco alla notizia "La medusa assassina dall'Atlantico al Mediterraneo" (la poveretta aveva la colpa di provocare in alcuni lo shock anafilattico). La febbre suina si stava trasformando in pandemia e nell'immancabile schemino i morti in Messico superavano per numero i casi accertati (morti 159, casi accertati 49!).

    Se consideriamo l'idea molto ovvia, che la libertà di stampa non stia solo nella possibilità dei giornalisti di informare ma anche nella possibilità dei lettori di essere informati (in un mondo ideale le due cose dovrebbero coincidere), mi sembra che entrino in ballo, oltre alle intimidazioni ai giornalisti e il conflitto d'interesse di Berlusconi, anche le leggi di mercato che dicono avere più appeal i morti ammazzati, le epidemie, il sesso, e il fatto ampiamente metabolizzato, che i media italiani siano consapevolmente, felicemente e legittimamente portavoce di una o dell'altra parte politica.

    Ora, di un Bruno Vespa sappiamo già tutto, ma prendiamo sempre ad esempio la Repubblica che un giorno si fa portavoce del vuoto di idee dell'opposizione e l'altro si smarca proseguendo sul versante morti/sesso, sottolineando quotidianamente, però, che sono gli altri i servi e i leccapiedi e sfruttando furbescamente il fatto che molti lettori abbiano accettato questa modalità vista la pesantissima artiglieria berlusconiana.

    Insomma mi chiedo quanto i giornalisti concorrano essi stessi a limitarla sta benedetta libertà di stampa e in questo scenario pensare che la "rete" ci salverà mi sembra una magrissima consolazione.

    Posted on 08 maggio 2009 15:01

     

Posta un commento

La Linea


Creative Commons License


Ove non diversamente segnalato, i contenuti di questo sito sono resi disponibili sotto una Licenza Creative Commons.

Questo sito è ottimizzato per Firefox 3.0, Chrome 1.0 e Safari 3.2 o versioni successive (clicca sui nomi per scaricare l'ultima versione).