La parola fu coniata nel 1990 a Roma, nel quadro del movimento studentesco della Pantera. Fu la prima opposizione sociale alle politiche neoliberiste di privatizzazione del sapere, oggi in crisi. Non è frequente assistere alla nascita di una parola nuova. Se se ne ha la ventura, è bene, a tempo debito, renderne testimonianza. La parola berlusconizzazione fu impiegata per la prima volta a Roma, in un'assemblea studentesca della facoltà di Lettere occupata, tra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio del 1990, da un giovane militante trotzkista di nome Luca, appartenente se non sbaglio al gruppo dei Socialisti Rivoluzionari. Ricordo adesso questo episodio di onomaturgia ("creazione di un nome") grazie al video qui sotto, che ha rievocato alla mia memoria quel contesto.
Sebbene la parola non sia registrata nello Zingarelli 2007, ciascuno può agevolmente verificarne la diffusione digitandola su Google, che ne restituisce al momento 2370 occorrenze. Una prova indiretta della sua datazione è offerta dall'archivio storico di Repubblica, che conta 53 occorrenze dal 1984 a oggi, la prima delle quali risalente appunto al 28 febbraio 1990. L'archivio storico del Corriere, che non rimonta oltre il 1992, la attesta 28 volte, la prima il 5 settembre di quell'anno. Il Corriere segnala anche la prima registrazione lessicografica del termine, recensendo il 3 giugno 1997 il Dizionario della Seconda Repubblica di Silverio Novelli e Gabriella Urbani (Editori Riuniti, 1997).
Data la precocità di quella coniazione lessicale, mi sembra di qualche interesse rievocarne brevemente il contesto esatto. Si era nella fase montante del movimento delle occupazioni studentesche contro il disegno di riforma universitaria del ministro socialista Antonio Ruberti (1927-2000), movimento cominciato a Palermo il 6 dicembre 1989 e dilagato a Roma e in tutta Italia tra il 12 gennaio e il 9 aprile del 1990. La riforma, che prevedeva tra l'altro l'ingresso dei privati nei consigli di amministrazione delle università, era paventata da alcuni come un attacco alle facoltà umanistiche. Queste sembravano destinate a patire più delle scientifiche la subordinazione agli interessi economici, che si voleva fornissero finanziamenti sostitutivi a quelli che lo Stato si apprestava a tagliare.
L'oratore intendeva, se ben ricordo, sottrarsi a questa rappresentazione per lui imprecisa della realtà. Non era detto, sosteneva, che la storia e le lingue sarebbero servite all'economia meno che le scienze naturali. Il rischio non era tanto quello dell'estinzione di certi saperi, quanto di un'involuzione degradante del sapere di tutti. L'esempio era del resto ben presente: il basso profilo culturale e morale delle reti commerciali Mediaset, dichiarate fuorilegge dalla Corte Costituzionale nel 1988 e in via di rocambolesco salvataggio da parte del 6° governo Andreotti mediante la Legge Mammì, voluta da Bettino Craxi (1934-2000) e varata di lì a poco, il 6 agosto 1990.
Il rischio che, per ottenere finanziamenti, le università dovessero sottomettersi ai dettami di un attore ripugnante come Mediaset fu chiamato dall'oratore un rischio di berlusconizzazione. Il giorno dopo, il neologismo fu segnalato da diversi giornali, che ne fecero per qualche settimana una delle bandiere lessicali del movimento "contro la berlusconizzazione della cultura". Mai neoformazione vide così lontano. Nessuno immaginava, allora, all'infuori di quel movimento, che non solo la cultura accademica, ma tutta la cultura in genere, a cominciare da quella politica, si apprestava a soggiacere alla spaventosa berlusconizzazione di cui oggi siamo testimoni (non priva ormai di echi sinistri: fascistizzazione, germanizzazione). Non lo immaginava nemmeno Indro Montanelli, che all'epoca sparava sulla Pantera con cartucce pagate da Berlusconi (suo editore dal 1978) e che si accorgerà del pericolo solo a giochi fatti.
Questa capacità quasi profetica di presentire ciò che sarebbe avvenuto quattro anni più tardi, dopo Mani Pulite (1992) e le stragi di mafia (1993), con la "discesa in campo" del titolare della tessera P2 n°1816 (1994), non deve essere sottostimata. Essa non appartiene a Luca in quanto individuo singolo, ma gli appartiene in quanto voce occasionale, persino parzialmente anonima (non ne ricordo infatti il cognome), di un movimento sociale. I movimenti che, incessantemente, spezzano gli equilibri dello stato di cose esistente, lasciando emergere in superficie, come terremoti o eruzioni, le dinamiche sotterranee che lo animano, manifestano non di rado questa (debole) capacità profetica, di cui ha mirabilmente scritto, tra gli altri, Walter Benjamin. Essa permette loro di presentire certe tendenze della storia. E di lasciarne traccia, talora, nella lingua di tutti.

Anonimo
profetico
Un m9ovimento, quello deel '90, troppo sottovalutato (e comunque, da biologo, ricordo che anche le facoltà scientifiche insorsero, avendo ben chiari i rischi del ddl Ruberti).
Posted on 19 aprile 2009 17:56
Lunobi
Mitiche Aulette Blu ;) Certo che mi ricordo le facoltà scientifiche come no, anzi, eravate tra i più attivi: biologia, geologia, fisica...
Posted on 19 aprile 2009 18:02
carmelo
sono davvero felicissimo di averti riportato alla memoria la nascita di quel termine con lo spezzone del film che sto ultimando sulla pantera...mi farebbe piacere scambiare qualche impressione su quel periodo con te...io mi chiamo carmelo albanese la mia mail è ca.albanese@tiscali.it in quel periodo filmavo tutto ciò che avveniva e sarei arricchito dal confronto con te...è veramente molto interessante il tuo studio sulle parole...mi affascina...ciao e a presto carmelo
Posted on 23 aprile 2009 01:02
Lunobi
L'Economist dedicherà il prossimo numero alla "berlusconizzazione" dell'Italia (Sole 24 Ore)
Posted on 01 maggio 2009 14:48
Lunobi
L'Economist ha pubblicato l'articolo che è stato tradotto su Italia dall'Estero.
Posted on 01 maggio 2009 21:31