I pirati e il Bucaniere

di Lunobi su , , , - 20/04/09 02:30
Sorpresa. I pericolosi saraceni islamici che hanno sequestrato il rimorchiatore italiano Buccaneer nel Golfo di Aden non chiedono riscatti, ma giustizia. Il cristianissimo filibustiere, infatti, è accusato di sversare rifiuti tossici nel loro mare.

Nomen omen, cioè il nome era tutto un programma. Una settimana fa, il rimorchiatore italiano Buccaneer, dell'armatore ravennate Micoperi, con a bordo un equipaggio di 10 italiani, 5 rumeni e 1 croato, veniva sequestrato dai pirati islamici del Puntland, a largo delle coste somale, nell'allarme generale del mondo industriale italiano. Considerando il nome dell'imbarcazione (buccaneer è un "pirata caraibico del XVII secolo"), ero sul punto di scrivere un post sull'ironia della sorte: finto nipotino della filibusta incontra veri pronipoti dei saraceni. Che ingenuo. In una settimana la realtà ha sbaragliato la mia immaginazione. Infatti, di fronte al bucaniere italico, i poveri pirati somali sembrano farci la figura, infine, dei ligi tutori dell'ordine. I nostri non sono sotto sequestro, ma in stato d'arresto: con l'accusa di smaltimento illecito di rifiuti tossici o radioattivi. E' un'accusa plausibile, dati precedenti storici come il caso Alpi.

Una settimana fa, Limes ci delucidava sull'ormai annoso problema della pirateria: difficile da risolvere, perché la redditività del trasporto marittimo riposa proprio sull'assenza di controlli. Regolamentare il mare per acchiappare i pirati, o denunciare i pirati chiedendo l'intervento delle autorità, significa togliere al mare il suo principale valore aggiunto, quello che ne fa una risorsa per i capitani coraggiosi dell'industria e del commercio, ossia la possibilità di operare nella quasi totale assenza di regole. Il mare: luogo comune della libertà e quindi del liberismo, dell'assenza di ogni frontiera e quindi di ogni remora a profittare. Luogo, dove del resto i capitani coraggiosi sogliono ritornare, come ad un grande cimitero degli elefanti, aquistando in vecchiaia ciascuno il proprio yacht inquinante. Sul mare, commercio e pirateria si rivelano varianti di una stessa inclinazione, poggiano sulle stesse regole, anzi, sulla stessa assenza di regole. Il capitalista vi si rivela come rovescio del pirata, suo fratello gemello, suo riflesso nel mare.



Una settimana fa, tutto ciò si presentava ancora come una speculazione sui retroscena, o se si vuole sull'osceno in quanto "fuori dalla scena", per dirla con Roberto Scarpinato. Oggi, invece, l'osceno è venuto completamente in luce. L'armatore liberale appare, senza grandi sorprese, più pirata degli jihadisti armati, al punto di costringerli a indossare i panni dei tutori del diritto. Ma l'osceno venuto pienamente in luce, esposto in bella vista, ha un nome: si chiama pornografia. La pornografia è ciò che fa gridare vergogna! alla maggioranza dei lettori, ogni volta che un giornale online apre lo spazio dei commenti. Vergogna! è certo tra le espressioni più frequenti dell'italiano in rete, perché la rete è per eccellenza il luogo della pornografia, ossia il luogo dove l'osceno, o il retroscena, è di scena. La pornografia non è un vizio della nostra epoca, né una sua virtù: è la sua verità ultima.

12 Commenti a "I pirati e il Bucaniere"

  1. Lunobi

    Oggi pomeriggio la notizia, diramata stamattina, è scomparsa da tutte le Homepage dei giornali, che una settimana fa ne avevano data la versione erronea con grande risalto (Repubblica, Corriere, Stampa).

    Posted on 20 aprile 2009 17:08

     
  2. francesca

    Mi chiedo per quale motivo un giornale come Repubblica che difende, ospita e paga un autore come Saviano, che sullo smaltimento illecito di rifiuti tossici ha scritto moltissimo, taccia una notizia come questa.
    Ma forse sbaglio domanda.
    Ho sempre pensato alla pornografia non tanto come "all'osceno venuto pienamente in luce" ma ad una messa in scena dove si esalta, ma anche si nasconde, un dettaglio tanto da farlo apparire osceno.
    Ricordo su Repubblica una foto del cadavere di Wojtyla, ogni parte del corpo era racchiusa in un cerchietto in cui erano riportate informazioni su qualsiasi cosa: dal dito (!) dove solitamente portava l'anello, alla vestizione del cadavere, allo stato di conservazione del corpo. La parola che mi era venuta in mente era proprio "pornografia" e non certo perché ritenessi il trattamento della notizia oltraggioso per la memoria o per il momento ma perché per dirmi che il papa era morto (ma proprio morto) bisognava sottolineare i micro dettagli facendoli diventare macro.
    Insomma se dovessi gridare "Vergogna!" lo griderei ai giornali che hai citato, per l'armatore avrei in mente qualcos'altro.
    Ciao, bel blog.

    Posted on 21 aprile 2009 16:00

     
  3. Anonimo

    Ma il proprietario del blog è sicuro che abbiano ragione i pirati o scrive solo perchè anche se è una stupidaggine non paga dazio? Perchè da quello che ne so io non c'è nessuna conferma di questa ipotesi. E facendo un ragionamento che non richiede lauree in astrofisica loro come facevano a sapere cosa trasportavano le chiatte prima di impadronirsene? Perche se lo hanno scoperto dopo averle abbordate ci vuole tamta buona volontà per crederci. E poi anche se avessero trasportato prodotti tossici da cosa si evince che volevano scaricarli in mare? E alla fine, le altre centinaia di imbarcazioni che hanno abbordato erano tutte con carichi tossici?

    Posted on 21 aprile 2009 17:47

     
  4. Lunobi

    Anonimo, naturalmente non sono sicuro, ma nemmeno ho sentito in giro smentite inconfutabili, anzi i giornali hanno piuttosto teso a nascondere la notizia appena è emersa, e Frattini, che l'ha smentita, non ha fatto che dare fiducia alla tesi dell'armatore, che ovviamente non fa testo. In ogni caso non mi pare di aver dato la notizia senza le dovute cautele: ho parlato di "accuse plausibili" non di "fatti accertati". Se poi tu hai altre informazioni saro' ben lieto di pubblicarle.

    Cio' chiarito, a me non interessava tanto prendermela con il Buccaneer: conta di più che l'accusa non faccia scandalo e che appaia plausibile, perché lo smaltimento di rifiuti tossici in Africa e particolarmente in Somalia è da anni una delle attività preferite dei nostri capitani coraggiosi, come dimostra per tutti il caso di Ilaria Alpi.

    Quanto al contesto internazionale, non c'è bisogno che ti ricordi che l'assenza di ogni vincolo etico nel capitalismo liberale degli ultimi trent'anni è alla base della più grave crisi finanziaria dell'ultimo secolo, che stiamo attraversando e che pagheremo per anni. Senza contare la catastrofe ambientale ormai alle porte, prodotta dallo stesso sistema economico.

    Dunque non trovo molte ragioni per farmi delle remore nella direzione che dici tu. A meno che ovviamente tu non me ne dia altre.

    Posted on 21 aprile 2009 18:23

     
  5. Lunobi

    Francesca: grazie. Un commento molto interessante.

    Posted on 21 aprile 2009 18:35

     
  6. francesca

    Anonimo, a me sembra veramente strano (per non dire distorto e in malafede) questo "cartello" dei giornali (di destra, centro e sinistra) nel dare le notizie. E mi sembra anche un tantino ingenuo chiedere lumi sulla fondatezza della notizia di un possibile traffico di rifiuti tossici al proprietario del blog. Ricordo, non molto tempo fa, la cronaca quotidiana, durata circa due settimane, dell'agonia della "cattiva del grande fratello" inglese ma non si trovava traccia dei disordini in Grecia o dell'Islanda in bancarotta.

    Posted on 21 aprile 2009 19:06

     
  7. valentina

    Un "flash" di Rainews24 in questo momento recita: Ultimatum di 72 ore da PIRATI DELLA NAVE BUCCANEER...
    L'ambiguita' s'infittisce ;)

    Posted on 24 aprile 2009 15:51

     
  8. Valentina

    Vi segnalo un articolo del settimanale "Internazionale" di questa settimana, in cui vengono messi a confronto l'articolo del giornalista somalo K'naan, scritto per l'americano "URB Magazine", e quello di Fred C. Iklé, pubblicato dal "Washington Post".
    Il primo spiega il consenso che, tra la popolazione somala, risquote la pirateria ricostruendo la storia della Somalia dalla caduta del dittatore Siad Barre ad opera dei due clan ribelli guidati da Ali Mahdi e Mohamed Farah Aidid.
    E spiega che in mancanza di un governo vero e proprio dal 1991, "La ditta svizzera Achair Partners e l'azienda italiana di smaltimento di rifiuti Progresso hanno fatto un patto con Ali Mahdi, ottenendo il permesso di scaricare container di rifiuti nelle acque somale. Si dice che queste aziende europee abbiano pagato ai signori della guerra circa tre dollari a tonnellata, mentre lo smaltimento legale in Europa costava mille dollari a tonnellata. Nel 2004, quando lo tsunami ha portato a riva alcuni di quei container, migliaia di abitatni della regione somala del Puntland si sono ammalati in modo molto grave...". K'naan conclude il suo articolo cosi': "Com'è evidente in questi giorni, quelli che per alcuni sono dei pirati per altri sono dei guardiacoste."
    Fred C. Iklé, al contrario, invoca interventi piu' incisivi per contrastare questo fenomeno di stampo terroristico.

    Posted on 27 aprile 2009 14:45

     
  9. Lunobi

    Grazie Valentina! Mi pare una bella conferma di quello che avevo creduto di poter leggere tra le righe dei giornali online...

    Posted on 27 aprile 2009 18:22

     
  10. Lunobi

    Oggi Frattini manda Boniver in Puntland per ricordare ai Somali che l'Italia ha in serbo per loro 4 milioni di dollari in aiuti, purché la smettano di darci noia con la pirateria. O con la guardia costiera, che dir si voglia (Stampa).

    Posted on 02 maggio 2009 15:26

     
  11. Anonimo

    m

    Posted on 17 aprile 2010 19:45

     
  12. Anonimo

    madonna k miole.

    Posted on 17 aprile 2010 19:46

     

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