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Brigate Berlusconi

di Lunobi su , - 19/10/09 21:43 7 Commenti
Il volantino di minacce terroristiche al governo, ritrovato sabato, è stato subito giudicato inattendibile dalla Digos e dallo stesso Fini. Eppure domenica occupava le prime pagine dei quotidiani. Un'analisi del testo permette di decodificarne la matrice culturale. Che non è di sinistra.

Bollato come inattendibile dagli inquirenti e liquidato da Fini come il “delirio di un folle”, il sedicente volantino “brigatista” che sabato minacciava i membri del governo ha conquistato ugualmente, domenica, le prime pagine dei principali quotidiani. Bondi e Feltri si sono così lanciati nell’ennesima campagna allarmistica di vittimizzazione del premier, mentre l’Anm, che aveva appena dichiarato lo stato di agitazione contro il governo, si è trovata costretta all’ennesima tregua per esprimere la propria solidarietà a Berlusconi.

Ora, l’analisi del testo, pubblicato integralmente sull’Unità online, permette non solo di accertare che non si tratta di un volantino brigatista, ma anche di mettere decisamente in dubbio che provenga da ambienti antigovernativi. Ecco perché.

Titolo e firma, anzitutto. “No al colpo di stato, sì alla rivoluzione - Brigate Rivoluzionarie per il Comunismo Combattente”. E’ curioso che un gruppo di estrema sinistra, quale che sia il suo livello di incoscienza, accolga nel titolo, senza commento, l’analisi politica del governo, secondo cui sarebbe imminente un colpo di stato. E’ anche bizzarro che un simile gruppo si auto-definisca dandosi come obiettivo il “comunismo combattente”. Sono certo esistiti “partiti comunisti combattenti” e “nuclei combattenti per il comunismo”, ma immaginare che il “comunismo” come tale possa essere “combattente” è piuttosto strano per chi lo assuma come una meta ideale.

Veniamo all’esordio. “La Corte Costituzionale ha fatto la sua scelta e siccome il Presidente del consiglio non vuole dimettersi, noi diciamo basta”. Qui è sorprendente che un gruppo rivoluzionario clandestino esordisca rivendicando una sentenza della Corte Costituzionale, istituzione dello "stato borghese" che come tale dovrebbe considerare indegna di qualsivoglia riconoscimento. Lasciamo stare che "noi diciamo basta" non è precisamente uno slogan insurrezionale. Resta evidente che solo nelle fantasie notturne dei berlusconiani le BR sono contigue alla Corte Costituzionale al punto da aprire i propri comunicati inneggiando alle sue sentenze.

Si prosegue. “Questa volta però siamo intervenuti non per fare esplodere bombe qua e là colpendo innocenti… ma una vera e propria rivoluzione armata come quella di Cuba…”. E’ inverosimile che un simile gruppo, armato o parolaio che sia, definisca le sue stesse azioni come attacchi ad “innocenti”, cioè si auto-accusi usando i termini della propaganda a lui avversa. Senza contare che l’uso delle bombe non appartiene alla tradizione brigatista, caratterizzando piuttosto il terrorismo nero ed islamico. Infine il riferimento a Cuba è fin troppo usurato oggi per significare ancora qualcosa a livello simbolico. Insomma è improbabile che un militante di estrema sinistra possa mettere insieme in poche righe tutte queste incongruenze, mentre è probabile che lo faccia uno scrivente estraneo all’ambiente.

Dall’inverosimile si passa poi al farsesco quando le sedicenti Brigate Rivoluzionarie abbozzano possibili scenari di collaborazione con gli “ex compagni del Pd”, con i “compagni segretari dei vari partiti comunisti” e addirittura con Barack Obama. Questi temibili neo-marxisti-leninisti sembrano insomma ignorare, non solo che gli Stati Uniti sono il centro dell’economia capitalistica (e come tali nemici giurati di qualsivoglia “comunista combattente”), ma anche che gli eredi istituzionali del vecchio Pci sono stati e sono tra i più acerrimi nemici del terrorismo rosso in Italia. Nessun militante di sinistra potrebbe mai immaginare una complementarietà politica tra la lotta armata delle BR e le manifestazioni di piazza del Pd: è un’associazione surreale, possibile solo nelle fantasie di uno spettatore del Tg4, totalmente estraneo all’uno come all’altro ambito.

Il volantino si conclude con un ultimatum a Berlusconi, Fini e Bossi: “se volete evitare un nuovo 8 settembre, entro le ore 23:59 di venerdì 16 ottobre dimettetevi, lasciate la politica e il primo si consegni alla giustizia comune, perché in quella comunista la sentenza sarà inevitabile”. I presunti nipotini di Lenin si rivelano dunque privi di ogni acume strategico: Fini e Berlusconi sono ai ferri corti, Berlusconi rischia di restare isolato, e loro che fanno? Li minacciano entrambi, giusto per ricompattare il governo. Per fortuna Fini ha smesso di credere alle favole ed ha stoppato sul nascere ogni geremiade “sul nulla” di queste minacce.

Una cosa però è certa. Il misterioso volantino sembra fatto apposta per dare ragione alle più inquietanti visioni di Silvio Berlusconi. Dietro i suoi numerosi processi penali si staglierebbe minacciosa l’ombra - non tanto della mafia, della corruzione giudiziaria, della frode fiscale, del falso in bilancio, dell’estorsione e della truffa aggravata ai danni dello stato, come qualcuno potrebbe ritenere - ma bensì delle sanguinarie Brigate Rivoluzionarie per il Comunismo Combattente che, nei secoli fedeli a Walter Veltroni, a Niki Vendola e soprattutto alla Corte Costituzionale, sono pronte a scatenare, dopodomani verso le tre e un quarto, una nuova insurrezione nazionale. Paura, eh?
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Basta PIL, ci vuole il PNN

di Lunobi su , , - 14/09/09 11:26 0 Commenti
La Francia propone di rivoluzionare le statistiche economiche internazionali: misurarando il benessere delle popolazioni insieme alla produzione economica.

Lunedi 14 settembre, nel primo anniversario della caduta di Lehman Brothers, la Commissione nazionale francese per la misura delle performance economiche ha consegnato al presidente Nicolas Sarkozy il suo rapporto conclusivo. L'idea-chiave del documento, firmato dai premi nobel Joseph Stiglitz e Amartya Sen e da Jean-Paul Fitoussi, è di mettere maggiormente l'accento sulla misura del benessere delle popolazioni piuttosto che su quella della produzione economica. Al prodotto interno lordo (PIL) si preferisce quindi il prodotto nazionale netto (PNN), che prende in considerazione gli effetti del deprezzamento del capitale in tutte le sue dimensioni: naturale, umano, ecc.

Si tratta di mettere fine alle aberrazioni del PIL, che ad esempio aumenta in caso di catastrofi naturali, perché contabilizza le spese di ricostruzione ma non i costi della catastrofe stessa. Questa "cecità" delle statistiche basate sul PIL è considerata tra le cause della crisi attuale, mentre tra le soluzioni viene indicata la realizzazione di un sistema di rilevazioni statistiche che valorizzi meno le performance di breve periodo e più la sostenibilità sul lungo periodo. La presidenza francese ha fatto proprio il contenuto del rapporto e lo proporrà a partire da questo autunno in tutte le sedi internazionali.

(Le Monde 14.09.09)
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Voto Berlusconi perché è sincero

Un videopromemoria pubblicato su YouTube da Berlusfan.


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